Anziani
Andranno potenziati gli interventi, Letto di sollievo - Letto di emergenza, volti alla
residenzialità temporanea della persona anziana in particolare condizione di
fragilità, sia con l’obiettivo di dare sollievo alle famiglie impegnante nel lavoro di cura,
sia con quello di garantire la continuità assistenziale di fronte ad eventi
potenzialmente critici quali, ad esempio, le dimissioni ospedaliere in assenza di risorse
familiari adeguate.
Resta evidente come in quest’ultima tipologia di intervento l’esperienza della
residenzialità temporanea resa possibile dal Piano di Zona non possa essere che una
necessaria “soluzione ponte” in attesa di definire strategie di intervento di maggiore
respiro e di natura risolutiva.
Il bisogno di disporre di risorse territoriali da inserire nella programmazione zonale
per fronteggiare le situazioni di emergenza legate soprattutto alle dimissioni
ospedaliere chiama in causa la necessità che, attorno al tema di come si garantisce la
continuità assistenziale, vengano coinvolte le agenzie sanitarie le cui logiche
aziendali, orientate alle prestazioni a termine legate a sistemi rigidi di remunerazione,
possono determinare situazioni di emergenza le cui ricadute gravano pesantemente e
pressochè in modo esclusivo sulla competenza esercitata dai Comuni.
A sostegno dell’emergenza e del sollievo dovranno essere ridefinite a livello distrettuale anche le modalità ed i criteri per l’erogazione delle prestazioni attraverso i soggetti
accreditati: le modalità rispetto alla necessità che i punti erogativi vengano
implementati e dislocati strategicamente per l’efficacia degli interventi, i criteri
invece con riguardo alla possibilità che possa trovare superamento il meccanismo sin
qui adottato del posto garantito “vuoto per pieno” presso il soggetto erogatore
mediante impegno economico preventivo a carico del Piano di Zona.
In tale ambito
pare importante volgersi verso modalità che garantiscano con fondi pubblici il
mantenimento del o dei posti quando gli stessi non risultino occupati – e ciò a
supporto del pronto intervento e della difficile programmabilità degli interventi,
soprattutto se connotati sul versante dell’emergenza – mentre l’occupazione effettiva
dei posti riservati all’azione potrà trovare modi di compartecipazione ai costi da parte
dell’utenza più diretti ed incisivi rispetto a quelli sperimentati nel triennio 2006-2008.
Un altro intervento che verrà riproposto in forme nuove è quello relativo
all’incentivazione di attività di trasporto a favore delle persone anziane per
consentire loro l’accesso ai punti di erogazione delle prestazioni sanitarie.
Già nella precedente triennalità si era tentato un percorso iniziale per istituire il
servizio di trasporto distrettuale, rivolto anche alle persone disabili, che, con una regia
posta in capo al Piano di Zona, ma con forme erogative realizzate da soggetti del 3°
Settore – Cooperative a cui affidare la gestione degli interventi o altri soggetti
associativi che, su base volontaria, potessero farsi carico dell’organizzazione –
consentisse di garantire il diritto alla cura promuovendo il benessere psico-fisico delle
persone anziane. La possibilità di avviare tale intervento tanto più corrispondeva e
corrisponde ad un bisogno del territorio quanto più lo stesso si configura come ampio,
oro-geograficamente disperso e connotato dalla presenza di centri abitati di piccole
dimensioni con sistemi e reti di collegamento pubblico e fruibile piuttosto fragili.
Tuttavia nel corso del triennio 2006-2008 è maturata la consapevolezza circa la
difficoltà organizzativo-gestionale di dar vita ad un servizio di trasporto distrettuale in
forma centralizzata, sia per il rilevante e non sostenibile impatto economico
nell’ipotesi di un affidamento esterno dello stesso, sia anche per l’impossibilità di
acquisire risorse volontarie e continuative del 3° Settore che potessero garantire il
volume degli interventi necessari a dare soddisfazione al bisogno territoriale.
Anche il tentativo successivo di sostenere mediante erogazione di Buono Sociale la
capacità delle reti familiari e supportive di farsi carico direttamente
dell’accompagnamento di persone in condizioni di particolare fragilità psico-fisica
(pazienti dializzati e d oncologici, persone affette da sindrome da immunodeficienza
acquisita) non ha consentito di raggiungere l’obiettivo sperato.
Pertanto, in vista del nuovo triennio del Piano di Zona, permanendo la rilevata
situazione di bisogno diffuso nel territorio in ordine alla necessità di garantire il diritto
alla fruizione della cura appropriata nei luoghi in cui questa viene erogata, obiettivo
programmatorio sarà quello di sostenere sia le realtà associative che già operano
nell’ambito del servizio di trasporto in forma di convenzione con il singolo Comune o
con aggregazioni di Comuni, sia quello di promuoverne la creazione e la diffusione nel
territorio distrettuale garantendo forme di valorizzazione, economicamente sostenibili,
delle nuove esperienze che dovessero nascere.